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Banca Patavina

Banca Patavina

www.bancapatavina.it

Sede Operativa
Regione Veneto Provincia Padova Comune Piove Di Sacco Indirizzo Via A. Valerio, 78 CAP 35028
Telefono 0495842066 Fax 0499716475
E-mail info@bccpatavina.it PEC segreteria.generale@pec.bccpatavina.it

BANCA PATAVINA Credito Cooperativo di Sant’Elena e Piove di Sacco nasce ufficialmente il 1° gennaio 2017, per effetto della fusione tra BCC di Sant’Elena (1899) e la BCC di Piove di Sacco (1894), a seguito dell’approvazione del Progetto di Fusione aziendale deliberata dalle rispettive assemblee sociali, riunitesi in seduta straordinaria il 30 ottobre 2016.
L’operazione di fusione è avvenuta in una fase storica di cambiamento del sistema bancario nazionale. Origina dalla volontà – espressa dalle due BCC in un costruttivo percorso di analisi svolto su basi paritarie dai vertici delle due aziende – di procedere ad un rafforzamento reciproco, rendendo più solide ed efficienti le due cooperative, affini per territorio e modalità di servizio e salvaguardando al contempo la vocazione localistica, la centralità del Socio e l’attenzione al Cliente, che da sempre ne caratterizzano l’operato.

Il nome della nuova Banca è stato scelto per sottolineare e affermare la rappresentatività del territorio di Padova e della sua provincia, dove le due BCC sono nate, si sono affermate nel secolo scorso, continuando a sviluppare la maggior parte della propria attività.
In un percorso di progressiva crescita e innovazione, anche tecnologica, Banca Patavina si prefigge di adottare un modello distributivo finalizzato a valorizzare il rapporto consulenziale con i Soci e la Clientela, attraverso l’efficientamento dei servizi offerti e la crescita professionale delle proprie risorse.

Storia Bcc Piove di Sacco
La Banca di Credito Cooperativo di Piove di Sacco ha più di 120 anni. L’allora Cassa Rurale era figlia a tutti gli effetti e in piena titolarità di quel momento storico, di quella società, di quell’evolversi di avvenimenti e fenomeni che caratterizzavano la fine dell’Ottocento.
La maggior parte della gente era immersa nei campi, da secoli, da sempre. Viveva sotto padrone, relegata al margine di un’esistenza precaria, per mezzi a disposizione e capacità di soddisfare i più elementari bisogni, a partire da quello di mettere in pace la pancia. La vita era grama, le condizioni miserevoli. Le cronache narrano che nei decenni immediatamente seguenti l’Unità crebbero in maniera esponenziale i furti campestri, la povertà dilagava, la sanità era a livelli infimi; la vita media dei contadini era attestata sui trent’anni, data la grande mortalità infantile (il 30% degli infanti scompariva nei primi 12 mesi), i sopravvissuti erano attesi da un’esistenza minata da malattie (la tubercolosi, ad esempio), tifo (l’acqua non era proprio cristallina), pellagra (causata da un’alimentazione essenzialmente a base di polenta), per non parlare delle epidemie, come quelle di colera (1885 e ’86). Neppure il progresso sembrava attenuare la morsa del disagio e della vita stentata.
In tale contesto, nel Piovese (ma, anche in questo caso, non solo) un ruolo decisivo venne assunto dalla Chiesa e in particolare dalla sua espressione più legata al territorio: la parrocchia. E’ proprio alla fine dell’Ottocento che nasce e si irrobustisce in movimento cattolico. Un’esperienza che dilata l’attività pastorale del clero alla dimensione economica e sociale. L’Azione (cattolica) e più in generale la vita laicale diventa il terreno in cui maturano esperienze di aggregazione socio-economica (cooperative, casse rurali, società di assicurazioni), con un obiettivo molto nobile, cioè quello di risollevare le miserevoli condizioni di vita dei contadini.
E’ in questo tempo, ma soprattutto in tale contesto culturale e sociale che viene fondata la Cassa Rurale; infatti, il 2 settembre 1894, nasceva, per volontà di un gruppo di cittadini, su iniziativa del conte Prospero Radini Tedeschi, assieme a don Roberto Coin, arciprete del Duomo, la Cassa Rurale di Prestiti.
Come detto, non un natale, né una vicenda del tutto originale, visto che il nuovo soggetto si inseriva in quel filone di “movimento cattolico” che, sopratutto nel Veneto delle parrocchie e dei campanili, dell’Opera dei Congressi e delle “leghe bianche”, ha animato la società tra fine Ottocento e il secolo seguente.
Del resto le motivazioni di tale iniziativa erano molto chiare e comuni a tante altre realtà anche vicine: sostenere l’accesso al credito per quanti fino ad allora ne erano esclusi (soprattutto i lavoratori della terra, gli artigiani) e combattere uno dei grandi mali, l’usura, drammatica conseguenza di tale situazione di carenza di risorse e disponibilità finanziarie della maggioranza della popolazione.
Nello Statuto, parte integrante dell’Atto costitutivo, tutto ciò appariva chiaramente, anzi si allargava ad uno spettro di obiettivi più ampio, riconducibile a quello generale di “migliorare la condizione morale e materiale dei suoi soci, fornendo loro le risorse necessarie a sviluppare e sostenere i loro interessi”. Insomma le caratteristiche della cooperativa erano quelle tipiche di una Cassa rurale cattolica.
Negli oltre centoventi anni di vita della Banca sono intervenute numerose modifiche dello Statuto e la vecchia Cassa Rurale ed Artigiana è diventata Banca di Credito Cooperativo di Piove Sacco. Rimangono tuttavia immutate le caratteristiche decisive della mission originaria.Elena
La storia della Banca di Credito Cooperativo di Sant’Elena è vecchia di oltre un secolo. Era infatti il 5 febbraio del 1899, quando, proprio a Sant’Elena, paese vicino ad Este, nasceva una società sotto la denominazione di Cassa Rurale di Prestiti.
Tutto accadde nelle canonica del piccolo centro della Bassa Padovana; davanti al notaio si presentarono il parroco, Mons. Giovan Battista Tovena, il cappellano don Pietro De Rizzo, e un gruppo, una quindicina, di cittadini, i promotori dell’iniziativa, cioè alcuni possidenti, agricoltori, operai, bottegai, artigiani, uniti dalla volontà di dare vita ad una società in nome collettivo, una cooperativa, destinata a migliorare la “condizione morale e materiale” dei suoi soci.
Al tempo, siamo alla fine dell’Ottocento, Sant’Elena, come detto, era un piccolo paese rurale di 1400 abitanti, dediti prevalentemente all’agricoltura, basata essenzialmente sulla piccola proprietà e sulla presenza di due grandi latifondisti, la famiglia nobile dei Miari e l’ingegner Gagliardo. L’industria era limitata all’attività di una fabbrica di laterizi, che occupava una sessantina di operai, e ad una piccola azienda di cordami, con una manciata di addetti. Cinque osterie, tre forni, una farmacia, qualche bottega e alcune officine artigiane completavano il quadro di una realtà socio economica di “disagio”, come la definisce un rapporto comunale del 1877, nella quale non mancavano i poveri (una cinquantina, più quindici “indigenti” e sette mendicanti).
Il sorgere della Cassa rurale si inserisce in un movimento di rinascita della comunità, che trovò nel mondo parrocchiale il suo punto di riferimento decisivo, tant’è che il primo segretario della Cooperativa fu proprio l’intraprendente don Pietro De Rizzo.
Per alcuni anni la Società non avrà neppure una propria sede, trovando lo spazio operativo proprio all’interno della parrocchia.
La Cassa tuttavia, nonostante le difficoltà e le inevitabili precarietà logistiche, cresce (nel 1910 i soci sono 56; 80 una decina di anni più tardi): nel 1920 è addirittura il vescovo di Padova, Mons Luigi Pellizzo, ad annotare, durante la sua Visita Pastorale, come la Cooperativa abbia assunto una significativa importanza nel promuovere forme di aggregazione dei “fedeli” attorno ad un condiviso progetto economico e sociale.
E’ proprio nel primo decennio del secolo scorso che la Cassa trova una nuova collocazione, nell’abitazione di un privato, “il Sig. Benetazzo”; fino a quando (ma siamo già agli anni Trenta) la Cooperativa acquista dei locali per la sua prima sede (una piccola stanza nell’ex ufficio postale in via Cimitero).
Nel ’38 arriva anche il cambio di nome: la Cassa diventa Rurale ed Artigiana, inserendo l’erogazione del credito a quest’ultima categoria come uno degli obiettivi primari della Società.
Arriva la Guerra e al termine gli uffici della Banca si trasferiscono a Palazzo Cagnoni, lungo la via principale del paese.
Da allora, anche grazie alle mutate condizioni politiche, la Cassa Rurale inizia un periodo di crescita, caratterizzata soprattutto dall’allargamento delle sue competenze e della sua operatività a molti Comuni, non soltanto della Bassa, ma anche di altre aree del Padovano.
Nel ’73 viene acquisita la gestione della C.R.A. di Legnaro, nel ’75 è aperto uno sportello a Selvazzano, sostituendo la locale Cassa Peota.
Via via, le succursali della Cassa di Sant’Elena trovano spazio a Monselice, Abano e Montegrotto Terme, Tribano e Granze, Albignasego, Solesino, Sarmeola e Limena, Este, fino a raggiungere Padova, con gli sportelli della Guizza e del Centro Storico e più recentemente in località Mandria, Sant’Angelo e Due Carrare .

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