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Banca di Credito Cooperativo dei Castelli e degli Iblei

Banca di Credito Cooperativo dei Castelli e degli Iblei

Sito web: www.bccdeicastelliedegliiblei.it

Sede Direzionale:
Viale della Repubblica,
93013 Mazzarino (CL)
Tel. 0934 381105 / Fax 0934 384895
Preposto: Rocco Sbirziola
rocco.sbirziola@bccmazzarino.it

 

Storia del credito a Mazzarino e nascita della “Bancaredda”

Nei primi anni del Novecento fu fondata a Mazzarino la Cooperativa agricola Sant’Isidoro (patrono dei contadini): funzionava anche come banca, e ad essa i soci e gli emigrati affidavano i loro risparmi.

La Sant’Isidoro acquistò dal Conte Airoldi di Palermo diverse terre nei territori di Ficari, Laghetti, Vanga Nera, che furono concesse ai contadini, a lotti di quattro tumoli.

Nel 1904 fu fondata la Cassa Cattolica Agricola Maria SS. del Mazzaro, che operò sul territorio per circa 15 anni; dopo l’avvento del fascismo la Cassa fallì e i relativi consiglieri furono arrestati.

Luigi Zoda, imparentato con i Colajanni, che gestivano una banca familiare, fondò, con i sostenitori di Pasqualino Vassallo, la Cooperativa – Cassa Agricola La Terra, che comprò in contrada Salveria terreni malcoltivati, lottizzandoli e concedendoli ai contadini.

Queste terre furono trasformate in vigneti.

Auspice Giuseppe Bartoli, podestà di Mazzarino dal 1927 al 1940, La Terra, nel 1929, venne assorbita dalla Cooperativa La Patria, per diventare la Cassa Agraria Cooperativa Il Littorio, composta da 2.349 soci.

Il suo primo presidente fu il cavalier Domenico Aberti.

Il 30 marzo 1941 la Cassa Agraria Cooperativa Il Littorio fu denominata Cassa Rurale ed Artigiana Il Littorio, in ottemperanza alla precisa disposizione del governatore della Banca d’Italia del 7 febbraio 1938.

La “Bancaredda“, nonostante le restrizioni e i vincoli normativi dell’epoca e una difficile situazione economico finanziaria, continuava a sopravvivere.

La Cassa Rurale ed Artigiana dal 1943 al 1978

Il 12 marzo 1944 l’assemblea dei soci abolì Il Littorio dalla denominazione della banca, che rimase Cassa Rurale ed Artigiana, a conferma del nuovo carattere democratico del Paese.

Gli anni Cinquanta e Sessanta segnarono un andamento economico-finanziario difficile, alternando risultati negativi a rari segnali positivi.

Il protrarsi del difficile andamento economico della banca fu avvertito anche dall’assemblea dei soci, che nel 1968, in occasione del rinnovo delle cariche sociali, affidò la presidenza del Consiglio di amministrazione all’avvocato Alfonso Russo.

Nel 1969 la banca fu trasferita dalla via Arco Capizzi al corso Vittorio Emanuele 83, per conferire maggiore visibilità e interesse strategico alla sua operatività.

Le perdite continuarono inesorabilmente anche negli esercizi 1970 e 1971, e solo dal 1972 le chiusure economiche furono positive, anche se l’appiattimento dell’attività bancaria restava evidente.

La “Bancaredda“, tra le molteplici difficoltà, resisteva, ma le spinte e i condizionamenti imposti dall’organo di vigilanza presto assumevano i caratteri dell’ultimatum.

A quel punto il suo destino sembrava scontato, e diventava più urgente che mai una svolta decisiva.

Alla fine del 1978, il Consiglio di amministrazione decideva di percorrere un’ultima possibilità di salvezza: assumere un giovane, da formare nel settore del credito, in grado di far uscire dal guado l’istituto.

Con delibera del 18/12/1978, veniva assunto un giovane dipendente, Lino Siciliano.

Fin dall’assunzione, su precisa indicazione del direttore della filiale della Banca d’Italia di Caltanissetta, il dottor Salvatore Conti, il nuovo dipendente venne inviato presso la vicina e bene organizzata Cassa Rurale ed Artigiana San Michele di Caltanissetta per fargli acquisire un’adeguata formazione sulle tecniche e  sui servizi bancari.

Lì operò per un lungo periodo a fianco di validi funzionari: Angelo CorteseNicola Mastrosimone, attuale Presidente della BCC San Michele, e soprattutto il direttore dell’epoca, dottor Salvatore Romano.

Tempestivamente:

  • fu cambiato il sistema contabile (si passò dal metodo all’americana a quello a ricalco all’italiana);
  • furono costituiti ed organizzati i vari reparti operativi;
  • fu avviato il processo di meccanizzazione delle procedure interne;
  • fu ampliata la gamma dei servizi e delle operazioni bancarie;
  • furono riviste le condizioni generali da applicare ai soci e ai non soci;
  • fu avviata l’importante e difficile opera di acquisizione di nuova clientela e, con l’assunzione di nuovi giovani (primo fra tutti il dipendente Calogero Collura, con delibera del 15/05/1979), si avviava l’importante fase di crescita.

Nello stesso anno, la “Bancaredda” usciva dall’isolamento che per lunghi anni l’aveva esclusa dal resto del movimento cooperativo. Il 16/01/1979 , adesione alla Federazione Siciliana delle CRA di Palermo, e il 12/04/1979, adesione all’ICCREA di Roma, rappresentarono due tappe di fondamentale importanza per il futuro della banca.

I responsabili tecnici e gli  amministratori intuirono che il futuro dell’istituto era legato, oltre che a una forte ed efficace riorganizzazione interna, a un’incisiva azione di sostegno agli operatori economici locali (agricoltori, artigiani, commercianti), per tanto tempo non adeguatamente assistiti dalle banche.

La loro crescita, infatti, rappresentò elemento di sviluppo anche per la Cassa Rurale ed Artigiana.

Il personale fu motivato, e grazie anche alla spinta del direttore della Federazione Siciliana delle CRA di Palermo, dottor Paolo Carbonaro, nel 1979 fu riconosciuto ai dipendenti il primo contratto collettivo nazionale di lavoro.

La Banca poneva le basi per avviare una significativa svolta, in termini di volumi intermediati,  organizzazione, acquisizione di clientela, immissione di nuovi soci e capacità di produrre reddito, e si preparava così a sostenere il confronto competitivo con il restante sistema bancario locale.

Il Consiglio di amministrazione, nella relazione del bilancio chiuso al 31/12/1979, poteva così annunciare la ripresa della “Bancaredda”.

Gli anni Ottanta segnarono una ragguardevole inversione di tendenza, rispetto agli stenti del decennio precedente.

In un centro agricolo dove le iniziative del privato erano quasi assenti, dove l’economia non godeva ottima salute, l’attività della “Bancaredda” si contraddistingueva, diventando quasi esclusivo fattore di sviluppo e di sostegno per le poche e piccole imprese che operano nel territorio.

I soci e i clienti si moltiplicavano negli anni, si legavano all’istituzione, che assumeva sempre più importanza e prestigio nel mondo delle piccole banche, facendosi spazio con forza e con determinazione, accettando i consigli tecnici degli organismi centrali e respingendo i condizionamenti esterni.

Si allontanavano sempre più i ricordi di un passato buio, difficile e travagliato, quello della “Bancaredda” con la “b” minuscola.

Questo nomignolo, quasi un’ingiuria, certamente una manifestazione di sufficienza che evidenziava il grado di sofferenza della Cassa Rurale ed Artigiana del passato, cominciava ad assumere un sapore diverso, di conoscenza, di affetto, di familiarità, di prestigio.

La “Bancaredda” assumeva un senso positivo, testimonianza di una coesione forte tra la gente, l’istituzione e gli uomini che la rappresentavano.

Si radicava la presenza del Credito Cooperativo a Mazzarino. Il 12 Aprile 1986 veniva inaugurata la nuova sede sociale di Corso Vittorio Emanuele n. 83-85.

Il 25/10/1992, l’istituto inaugurava la prima succursale a San Cono, in provincia di Catania, piccolo centro agricolo a circa 20 km da Mazzarino. Il 1 Luglio 1996 la Banca procede alla prima operazione di fusione con la vicina BCC di Butera.

Nasce il nuovo soggetto giuridico: BCC dei Castelli di Mazzarino e Butera.

Il 1 Luglio 2001 la Banca procede alla fusione con la BCC di Chiaramonte Gulfi.

Nasce il nuovo soggetto giuridico: BCC dei Castelli e degli Iblei.

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